Della legge, e della disobbedienza

Lei – dice Lucano – ha solo la possibilità di tornare in Nigeria. Secondo me l’unica strada percorribile, che lei si sposa! Io sono responsabile dell’ufficio anagrafe, il matrimonio te lo faccio immediatamente con un italiano.

Queste parole sono già diventate anche troppo famose. Le avrebbe dette, in un’intercettazione, il sindaco di Riace, (fonte Ansa), Domenico Lucano, detto Mimmo. In pratica, le accuse sono chiare. Celebrare matrimoni di comodo, per aiutare le persone che non hanno la cittadinanza italiana ad ottenerla. E in più un uso scorretto di fondi, e altri reati. Poco conta che, a quanto sembra, l’intercettazione di cui sopra sarebbe frutto di un taglia e cuci malevolo delle trascrizioni, operato dal leader di Forza Nuova Roberto Fiore. La violazione appare molto più grave, perché compiuta da chi incarna la legge, ovvero un funzionario dello Stato. Ecco, la questione è forse un po’ più complessa, a mio parere. Ma vediamo perché. E facciamolo rivolgendoci all’antica Grecia, che a me piace sempre. Parliamo di Antigone, la protagonista della celebre, ma a volte dimenticata, tragedia di Sofocle.

Sorella di Polinice, morto dopo aver tradito il governo di Tebe, Antigone è prima di tutto una ragazza determinata. Suo fratello è morto, il suo corpo ora per ordine del re Creonte dovrà marcire fuori dalle mura, e rimarrà insepolto. Su questo lei non ci sta, e nottetempo si reca sul corpo di Polinice, lo lava, lo piange, perché una lacrima non si nega a nessuno, neanche al peggior criminale. E infine, con una rapidità degna di un becchino di formula uno, lo seppellisce, tutto da sola, in una notte. Ma ovviamente non la passa liscia, e Creonte la scopre e la condanna. Le argomentazioni di Antigone sono e resteranno sempre di un’enorme attualità: “ci sono le leggi della città e quelle del cuore. Io ho scelto di obbedire a queste ultime”. Ed è proprio con questa consapevolezza, e comunque con paura e dolore, che Antigone va incontro alla sua condanna: essere murata viva. E anche se Creonte cambia idea, non riuscirà comunque a salvarla.

Spostiamoci ora nel presente, quello di un tweet di Matteo Salvini, il nostro, piaccia o no, ministro dell’Interno: “Accidenti, chissà cosa diranno Saviano e tutti i buonisti che vorrebbero riempire l’Italia di immigrati!”

Ora. Sgombriamo subito il campo da una cosa, ovvero che c’è un’inchiesta in corso. E io non voglio pronunciarmi sulla colpa o sull’innocenza di Lucano. Quello che mi preme è analizzare la dichiarazione del nostro ministro social: “il modello Riace era visto come vincente? E invece guardate, hanno arrestato il sindaco, è un criminale! Bel modello”. E giù i commenti, al pari di “guarda quella maestra che gridava contro i poliziotti, le hanno pure trovato delle canne in casa, e mica per pescare! Signora mia dove andremo a finire!” Siamo insomma in presenza di un classico argumentum ad hominem, ovvero criticare una persona, ma senza entrare nel merito delle sue azioni, o dei risultati delle stesse.

La cosa più importante però riguarda l’obbedienza alla legge. C’è un gran bisogno, ultimamente, di sicurezza. Ovunque le persone la reclamano, con pene più severe, immediata esecuzione, massima severità. Eppure, senza la disobbedienza, molte conquiste civili oggi non sarebbero qui.

Senza la disobbedienza di molte persone, non sarebbe nato il servizio civile, che io ho avuto modo di svolgere con piacere. Eppure chi si rifiutava, per motivi etici, di imbracciare un’arma o rispondere alla chiamata militare, per la fredda legge era soltanto un renitente alla leva.

Senza la disobbedienza, giustamente chiamata civile, non sarebbero stati raggiunti grandi risultati contro la segregazione razziale negli Stati Uniti. E che dire dei tanti inglesi che hanno sposato uomini e donne ebrei, esuli dalla Germania durante il nazismo, per garantire loro la cittadinanza? Lo fece anche un grande scrittore, Auden.

Wynstan Hugh Auden , omosessuale, sposò Erika Mann, ebrea, per garantirle la cittadinanza britannica

Quello che voglio dire è che a volte non si obbedisce alla legge, per altri motivi. E questo richiede un’altra decisione importante. Accertarne le conseguenze e i rischi.

Nel corso di discussioni con altre persone ho affrontato questo dilemma: “mi è stato detto per esempio. Ci sono altri modi, chiedere una petizione popolare, farla cambiare forse, ma la legge (muso duro e petto in fuori con tono granitico…) la legge non si viola mai!”

Ma cosa fare davanti all’urgenza di una situazione? Davanti a una persona che rischia di tornare in un luogo dove non vuole andare, e la sua storia vi ha umanamente colpito, se non c’è tempo per le vie parlamentari e di fare una petizione…. violereste la legge?

E in una strada deserta, con il limite a 50, scegliereste di chiedere una petizione popolare, di rivolgervi al sindaco per farlo cambiare? Io credo di no.

Magari accelererete un pochino, senza neanche pensarci, senza neanche pensare di violare una legge.

Anche perché la percezione di un’infrazione, della sua gravità, diventa quasi sempre meno grave quando quell’infrazione l’abbiamo commessa noi.

Allora, le leggi si rispettano sempre? Io sono convinto che una cosa sia un principio, e un’altra la sua applicazione.

Chi però viola una legge per un’ideale, non è sempre da supportare. Talvolta ci sono intenti per me tutt’altro che lodevoli, come negare a una donna il diritto di abortire, o magari mettere una bomba in un palazzo per combattere contro un presunto complotto ebraico.

C’è però una cosa che penso: chi rischia è degno di rispetto, e agire è meglio che non far niente.

“Non le ho fatte io le leggi razziali!” Aveva detto una maestra elementare, rivolgendosi a una certa Liliana Segre, quando lei non poteva più andare a scuola perché ebrea.

 

Liliana Segre: consiglio a tutti di leggere o vedere le interviste dove compare.

 

 

Ecco, in certi casi, dobbiamo prendere posizione. Avere il coraggio di schierarsi, pro o contro, è meglio di scrollare le spalle, dicendo, non l’ho fatto io, non mi riguarda.

Quando ho fatto il supplente al liceo, ho preso in esame un passo dei promessi sposi. Abbiamo letto insieme il passo in cui Renzo viene arrestato. Abbiamo preso in esame le ragioni dell’oste, che pensa sia meglio farsi i fatti propri e campare tranquillo. Quelle del birro, che sa che Renzo è un pesce piccolo, gli dispiace anche arrestarlo, ma deve obbedire agli ordini. Quelle di Renzo, arrabbiato con chi non ripara i torti e non dà quella che secondo lui è vera giustizia. E infine l’emozionante scena in cui incitando i milanesi e chiedendo aiuto, riesce a farsi liberare.

Chi sareste qui? – ho chiesto ai ragazzi – chi si ribella? Chi denuncia? O chi si fa gli affari suoi? Cosa fareste se un uomo davanti ai vostri occhi viene arrestato ingiustamente?

 

Già sento certe obiezioni. Ma come, un insegnante che fa politica! Scommetto che è una zecca comunista! (Perché le zecche debbano essere comuniste poi non me lo ha spiegato nessuno; magari sono più fasciste di Mussolini).

Comunque i ragazzi furono sorpresi dalla mia domanda. C’è chi mi disse “non lo so”, chi “non correrei rischi”, “non farei niente”.

Non c’è una risposta giusta – dissi loro. Perché nel mondo degli adulti, nel vostro cuore, al di fuori di un’aula…dovete creare voi le vostre risposte.

E con questo chiudo e vi invito a commentare.

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